Il gipeto

Il gipeto (Gypaetus barbatus)

E' uno degli avvoltoi europei di maggiori dimensioni, è tornato recentemente a nidificare nel Parco, dopo essere stato reintrodotto sulle Alpi negli anni ’80 a seguito dell’estinzione avvenuta agli inizi del ‘900, proprio in Valle di Rhêmes, prima dell’istituzione dell’area protetta. Alcuni individui di questo avvoltoio, che si nutre principalmente di ossa di carogne, hanno nidificato nell'area protetta, attualmente sono presenti 3 coppie nel Parco.

La scelta del Gran Paradiso come luogo di nidificazione non è stata casuale, il Parco infatti è territorio ideale per il gipeto per diversi motivi: la facilità di reperire cibo, grazie all’abbondanza di fauna selvatica, la possibilità di trovare spazi idonei alla nidificazione, grazie alla conformazione delle pareti rocciose, ma soprattutto per la tranquillità che può trovare solo in un’area protetta, in cui sono vietati i sorvoli con elicottero o altri mezzi, e in cui il disturbo antropico è ridotto.

In Valnontey è stata istituita una zona di protezione a tutela del nido (dicembre 2018)

Nome scientifico Gypaetus barbatus
Apertura alare 270-285 centimetri
Lunghezza totale: 110-115 centimetri
Peso 5-7 kg
Longevità 45 anni (in cattività)
Distribuzione Europa, Asia, Africa settentrionale, Africa orientale e Sudafrica.

Il ritorno del Gipeto sulle Alpi e l'efficacia della protezione

Nel mese di aprile del 1997 giunse la notizia della prima riproduzione in natura di una coppia di gipeti rilasciati nell'ambito del progetto internazionale di reintroduzione, messo in atto da diversi partner alpini europei. Il primo evento ha avuto luogo sul massiccio francese di Bargy, in Alta Savoia. L'anno successivo, nel 1998, è iniziata la lunga serie di lieti eventi che ha interessato il distretto meridionale delle Alpi centrali, nell'area del Parco Nazionale dello Stelvio, nel comune di Bormio. Poi di nuovo Bargy, Bormio e quindi il Parco Nazionale della Vanoise e così via. Le nidificazioni di questa nuova preziosa specie hanno avuto luogo, nella maggior parte dei casi, in aree caratterizzate da forti densità di popolazione di ungulati selvatici e da elevati vincoli di protezione e di sorveglianza.

Protezione e sorveglianza dunque come condizioni necessarie per il realizzarsi di fenomeni naturali complessi qual è appunto una reintroduzione. La rete di protezione messa in atto a livello alpino ha dimostrato di essere in grado di proteggere la complessità ambientale ed animale dei diversi siti e ha reso possibile quello che solo trent'anni fa sembrava impensabile: il ritorno dei grandi predatori di cielo e terra, vulturidi compresi.

Con contributi di Bruno Bassano

Foto: Yves Jacquemoud