Le marcature degli animali

Forse vi sarà capitato, camminando sui bei sentieri del Parco, di imbattervi in qualche stambecco o in un camoscio con degli strani orecchini colorati. “Ma cosa è? Che brutto! Sembra una mucca!” sono i commenti che si sentono più spesso dopo questi incontri.

Gli osservatori più attenti, dotati di binocolo o lunghi teleobiettivi, potrebbero avere scorto degli orecchini anche sulle piccole orecchie di una marmotta “Ma poverine! Ma perché?”. Proviamo a capirlo insieme.

Perché?

Le marcature sono un metodo necessario per poter riconoscere gli animali individualmente. Molte delle ricerche sulla fauna selvatica, nel PNGP ma non solo, si basano su dati raccolti in modo continuativo sui singoli individui, che devono pertanto essere riconoscibili. I dati “longitudinali” (cioè raccolti per più tempo sugli stessi esemplari) consentono di comprendere in modo più dettagliato l’ecologia delle specie, in particolare quelle a vita lunga come molti mammiferi e forniscono informazioni altrimenti impossibili da ottenere, ad esempio sulla sopravvivenza, il successo riproduttivo, la socialità. Le marcature inoltre sono un aiuto importante durante i censimenti e consentono di avere stime più accurate e precise del numero degli animali presenti usando il metodo CMR: cattura, marcatura, riosservazione.  

Cosa viene marcato nel PNGP?

Nel Parco Nazionale Gran Paradiso vengono storicamente marcati stambecchi (prevalentemente ma non solo nell’area di Levionaz in Valsavarenche), marmotte (ad Orvieilles, Valsavarenche) e camosci (in alta valle Orco). Per alcuni progetti specifici sono però state marcate anche farfalle e altri insetti, micro-mammiferi come le arvicole o i moscardini e trote marmorate. 

Come?

Per ogni specie i sistemi di marcatura sono diversi: stambecchi e camosci vengono marcati con orecchini o collari colorati avvistabili a distanza. Orecchini colorati, ma molto più piccoli, vengono usati anche per le marmotte, in aggiunta a decolorazioni del pelo per gli esemplari più piccoli, mentre per gli insetti si utilizzano piccoli segni colorati fatti con dei pennarelli appositi e per i pesci degli elastomeri colorati apposti sottopelle.

La caratteristica comune a tutti i sistemi di marcatura è che per marcare gli animali è necessario catturarli. Camosci e stambecchi vengono catturati mediante tele-sedazione, cioè vengono sedati in modo leggero grazie all’iniezione di un farmaco somministrato con un lancia siringhe. Dopo che l’animale si è addormentato viene immobilizzato e vengono effettuate tutte le operazioni di misurazione e marcatura. Al termine delle operazioni la somministrazione di un farmaco antagonista del sedativo favorisce il risveglio e il recupero della piena funzionalità dell’animale. Il personale del PNGP ha un’esperienza di lunghissimo corso su questi sistemi. Le prime catture di ungulati con tele-sedazione sono state fatte proprio qui negli anni ’70 e da allora il servizio di sorveglianza in collaborazione con il servizio sanitario e della ricerca scientifica ha perfezionato sempre di più il protocollo per ridurre al minimo lo stress e il rischio per gli animali.

Le marmotte vengono invece catturate poco dopo l’emergenza dalle tane: in primavera dopo il letargo gli adulti e a inizio luglio quando escono le prime volte dalla tana i piccoli nati da poco. La cattura avviene grazie a piccole gabbie di metallo con porte che si chiudono automaticamente dopo l’ingresso degli animali. Dopo la cattura l’animale viene misurato e marcato e in pochi minuti rilasciato in vicinanza della sua tana. Piccole gabbie simili vengono utilizzate anche per i micro-mammiferi.

Farfalle e altri insetti vengono invece generalmente catturati con dei retini entomologici o con apposite trappole, mentre per i pesci si usa un elettro-storditore che li immobilizza per pochi secondi, sufficienti agli operatori per recuperarli con un retino da pesca.

Le catture e le marcature sono dannose per gli animali?

Come qualsiasi interferenza con le loro attività quotidiane, le catture possono recare un po’ di disturbo agli animali coinvolti. Per questo motivo vengono effettuate esclusivamente previa autorizzazione dell’ente e degli organismi competenti dopo aver valutato gli obiettivi di ricerca e vengono commisurate alle necessità. Gli animali non si catturano “per gioco” ma solo per rispondere a precise domande che possono aiutare la comprensione dell’ecologia delle specie e, in ultima analisi, aiutarne la conservazione. Inoltre, le catture vengono effettuate esclusivamente da personale esperto, formato ed autorizzato e i protocolli studiati per minimizzare il più possibile lo stress e i rischi per gli animali.

La tecnologia ci può aiutare?

Sì! Se alcune osservazioni non sembrano possibili senza le marcature, sono allo studio metodi alternativi per il riconoscimento degli animali. Ad esempio, il Parco in collaborazione con un team di ricerca internazionale sta testando un sistema basato sull’intelligenza artificiale che consente di riconoscere individualmente gli stambecchi partendo da fotografie delle corna. I sistemi di riconoscimento automatico stanno facendo rapidi progressi e ci si aspetta che diventeranno uno strumento importante per gli studi basati sul riconoscimento individuale. Fino ad allora, quando osserverete uno stambecco con quei buffi orecchini, pensate che da qualche parte un ricercatore lo sta osservando per aumentare le conoscenze che possono aiutare la conservazione della sua specie.