In occasione della giornata internazionale del soccorso in montagna, oltre a esprimere la nostra più profonda gratitudine al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, ai volontari e a tutte le forze impegnate quotidianamente per garantire sicurezza e assistenza a chi vive e frequenta la montagna, invitiamo a una riflessione sui fatti avvenuti negli scorsi giorni che hanno purtroppo portato alla perdita di un cane condotto in alta quota e successivamente precipitato. Il Parco Nazionale Gran Paradiso, nel condividere la vicinanza per la perdita di un animale caro, ritiene però importante sottolineare alcuni aspetti che riguardano la tutela del territorio e della sicurezza.

Le operazioni di ricerca dell’animale, autorizzate dall’Ente Parco e svolte con l’impiego di droni ed elicotteri, hanno inevitabilmente comportato un disturbo per la fauna selvatica presente in zona, in particolare per le specie più sensibili che vivono nelle aree rupestri di alta quota. Inoltre, trattandosi di ambienti particolarmente impervi, tali interventi hanno comportato anche rischi per la sicurezza dei soccorritori.

Si ricorda che, secondo il Regolamento del Parco, l’accesso con cani in determinate aree è vietato. Questa norma non nasce da un atteggiamento restrittivo nei confronti degli animali da compagnia, ma dal dovere di garantire la massima protezione alla fauna selvatica e agli habitat più delicati.

L’episodio, pur doloroso, rappresenta quindi un’occasione di riflessione: per vivere la montagna in sicurezza e nel rispetto di chi la abita – uomini e animali – è fondamentale attenersi alle regole di accesso e ai principi di prudenza. La montagna non è un luogo ostile, ma un ambiente prezioso e fragile che richiede attenzione, rispetto e consapevolezza da parte di tutti.

Nella foto di Raffaella Miravalle il luogo del ritrovamento del cane la mattina del 14 agosto