Estate nel Parco con il naso all'insù: 27 coppie di aquila reale nell'area protetta

12 Ago 2013

Sono 27 le coppie di aquila reale presenti nel Parco Nazionale Gran Paradiso, questo il risultato del censimento effettuato dai guardaparco e dal servizio scientifico dell'Ente Parco.

Proprio dal censimento è risultato che la densità di coppie di aquila presenti stabilmente nel Parco è la più alta delle Alpi.

Le aquile sono distribuite e nidificano in tutte le valli del Parco, non è quindi difficile poterle avvistare in questi giorni di bel tempo, meglio se con un binocolo. A inizio di luglio inoltre si sono involati i giovani dell’anno, che è possibile osservare in volo insieme ai genitori”, spiega Bruno Bassano, veterinario e responsabile del servizio scientifico del Parco, "I monitoraggi delle aquile dimostrano un ottimo stato di conservazione della specie nell’area protetta, che registra valori di densità di coppie tra i più alti segnalati in letteratura ed i più alti dell’intero arco alpino".

L'aquila viene monitorata nel Gran Paradiso sin dagli anni '70 ed attualmente si tratta dell'unico superpredatore presente nel Parco, fatta eccezione del Lupo, ossia di quelle specie capaci di nutrirsi anche di altri predatori, per esempio della Volpe. La presenza di elevate densità di tali predatori è resa possibile proprio dal lavoro di protezione svolto dall'Ente Parco, che permette di mantenere intatta l'area protetta e quindi garantire il ciclo completo di una catena alimentare.

La salvaguardia delle specie alate avviene anche attraverso la limitazione dei sorvoli dell'area protetta, uno dei fattori che più disturba i rapaci, in modo particolare, durante la stagione di nidificazione.

L'aquila reale nidifica su pareti rocciose, oltre i 1400 m di quota, ed ha un'apertura alare di 190-220 cm,  le femmine sono più grandi dei maschi. Gli adulti hanno piumaggio di colore bruno, i giovani invece hanno grandi macchie bianche al centro delle ali e alla base della coda. Si nutrono di marmotte, piccoli mammiferi, altri uccelli, giovani ungulati e carcasse.

 

Foto di Federico Peretti