Un corpo di guardie unico

Il Parco nazionale del Gran Paradiso possiede, dal 1947, un proprio corpo di guardie che vigila e controlla il territorio dell'area protetta. A differenza quindi dei più recenti parchi nazionali, nei quali la sorveglianza è affidata, dalla Legge quadro, al Corpo forestale dello Stato, il Parco del Gran Paradiso mantiene il proprio corpo di guardie storiche, continuando una tradizione e un'esperienza ormai consolidata nel tempo.

In servizio dall'alba al tramonto

È soprattutto grazie ai guardaparco che lo stambecco si è salvato dall'estinzione e oggi è presente nell'area protetta con quasi 4000 esemplari. Le guardie, 50 in tutto (nel 2016), hanno una profonda conoscenza del territorio, degli animali e dell'ambiente del parco, e svolgono un servizio che è veramente unico nel suo genere, vigilando il territorio dall'alba al tramonto.
E questo è reso possibile dalla presenza capillare di una quarantina di "casotti" dei guardaparco. Utilizzati da maggio a ottobre, costituiscono appoggi logistici indispensabili per il controllo, il monitoraggio e la ricerca scientifica, in un parco caratterizzato da notevoli dislivelli fra i fondovalle e le vette. Completano la rete di strutture di servizio i Centri studi della fauna alpina, gli alloggi dei guardaparco e le foresterie di studio in tutte le valli.

Modernizzarsi

Il corpo di sorveglianza del Parco, nel solco della tradizione e senza perdere i suoi punti forti, si evolve continuamente, con aggiornamenti continui che vanno dalle norme giuridiche al soccorso alpino, dalle nozioni di pronto soccorso alle conoscenze in campo faunistico. 
Il servizio oggi affianca alla tradizionale attività di sorveglianza in quota le funzioni di polizia giudiziaria, il rapporto diretto con il pubblico e la partecipazione alle ricerche scientifiche. 
Sono sempre le guardie quindi che collaborano con le Procure e con il servizio tecnico-urbanistico dell'Ente Parco, consigliano i turisti in escursione, intervengono nelle scuole a presentare il Parco e contribuiscono a ricerche di vario genere condotte dal servizio scientifico del parco e dalle università.

Foto: Davide Glarey