Progetto Life+ Bioaquae

life+ bioaquae        
Descrizione del progetto

Il progetto LIFE+ BIOAQUAE (LIFE11 BIO IT 020) intende implementare principalmente tre azioni di conservazione a forte carattere dimostrativo a favore della biodiversità degli ecosistemi acquatici alpini nel Parco Nazionale Gran Paradiso. 

Eradicazione di pesci alloctoni da laghi alpini d’alta quota

L’introduzione di specie ittiche esotiche è una minaccia per molti ecosistemi acquatici e interessa anche alcuni tra gli ecosistemi più remoti e meno soggetti a fonti di impatto antropico locale come i laghi d’alta quota. Tra questi, il SIC/ZPS IT1201000 - Parco Nazionale Gran Paradiso (PNGP) ospita numerosi laghi alpini originariamente privi di fauna ittica, dove, negli anni '60, sono state introdotte alcune popolazioni di Salmerino di fontana (Salvelinus fontinalis), un salmonide alloctono originario del Nord America, che ha costituito delle popolazioni riproduttive e stabili. Nei laghi d’alta quota originariamente privi di fauna ittica, l’introduzione di salmonidi alloctoni induce profonde modificazione degenerative negli ecosistemi attraverso una forte pressione predatoria sui taxa acquatici più vulnerabili e spesso causa l’estinzione locale delle sue prede. Le modificazioni ecologiche indotte dalla presenza di pesci alloctoni nei laghi sono state quantificate nel corso di uno studio comparativo pluriennale (2006-2011) che ha evidenziato una profonda degenerazione degli ecosistemi, danneggiando numerose specie zooplanctoniche (tra cui la rara Daphnia middendorffiana) e numerosi taxa di artropodi acquatici (con la scomparsa di coleotteri, tricotteri, plecotteri, idracari, e in generale di tutti gli invertebrati non fossori a vita benthonica e nectonica) e Rana temporaria (inserita nell’allegato V della direttiva 92/43/CEE).

Nel progetto sono previsti quattro interventi di eradicazione dei pesci alloctoni da altrettanti laghi alpini, finalizzati al ripristino del naturale funzionamento degli ecosistemi e al recupero della biodiversità naturale, ma anche alla sperimentazione e all’acquisizione di tecniche di eradicazione non invasive su laghi alpini profondi. I laghi interessati dalle azioni di eradicazione sono situati tra i 2000 e i2750 mdi altitudine in ambiente alpino.

Interventi di conservazione a favore della Trota marmorata (Salmo marmoratus)

I corsi d’acqua del PNGP, in relazione alle loro quote altitudinali, hanno una vocazione ittica prettamente salmonicola. Tra le specie presenti nelle acque domina la Trotafario (Salmo trutta trutta) la cui reale autoctonia è ancora oggetto di discussione e di studi scientifici, ma vi è anche una presenza limitata, ma significativa, di Trota marmorata, specie presente in Allegato II della Direttiva Habitat. Tale specie, da recenti censimenti ittici condotti dall’Università degli Studi di Torino in collaborazione con il PNGP, risulta infatti presente, in condizioni e consistenze differenti, in tre corsi d’acqua del Parco: il Piantonetto, il Campiglia e il Forzo. In questi ultimi due convive con la trota fario, e sono stati rilevati molti soggetti ibridi fra le due semi-specie o forme, essendo di fatto molto vicine e in grado di incrociarsi e dare luogo a prole feconda. Nel Piantonetto invece è stata riscontrata, sia lungo il corso principale che in alcuni tributari, una popolazione quasi esclusivamente composta da trota marmorata, decisamente più interessante anche in considerazione del fatto che la pesca è chiusa da moltissimi anni e non vi sono state immissioni di alcun pesce da ripopolamento, come invece è avvenuto negli altri due corsi d’acqua citati. Gli interventi previsti dal progetto sono:

  • Realizzazione di un incubatoio ittico, finalizzato alla produzione di novellame di trota marmorata ottenuto da riproduttori del Piantonetto, per sostenere le popolazioni dei tre corsi d’acqua, aumentando progressivamente il patrimonio genetico della trota marmorata e “diluendo” quello della trota fario e dei suoi incroci con la marmorata;

• Selezione diretta dei riproduttori presenti, mediante elettropesca in periodo pre-riproduttivo, e trasferimento dei soggetti di trota fario verso corsi d’acqua in cui non sia presente la trota marmorata;

Interventi di miglioramenti della qualità degli habitat acquatici d’alta quota

Oltre alle problematiche legate alle “specie esotiche”, i laghi alpini e i corsi d’acqua montani sono spesso interessati dall’immissione di inquinanti organici derivanti dalla fruizione turistica delle strutture di ricezione d’alta quota (rifugi, agriturismi, abitazioni stagionali), così come dall’allevamento in quota del bestiame; in entrambi i casi, localmente si possono determinare situazioni più o meno gravi di degrado ecologico. In particolare, l’immissione di nutrienti può alterare il naturale stato trofico dei laghi e dei torrenti, danneggiando le comunità biotiche e la biodiversità di questi ambienti. Per questa ragione, il progetto prevede due azioni con caratteristiche fortemente sperimentali che intervengono direttamente per ridurre il carico organico delle acque reflue di un alpeggio che nei mesi estivi (luglio-settembre) ospita 30-40 bovini e di un rifugio in grado di ospitare fino a 70 persone concentrate soprattutto nei periodi estivi. La presenza dell’alpeggio incide sullo stato trofico del vicino Lago di Nivolet inferiore (a2500 m), che ha un contenuto di nutrienti pari a circa il doppio di quanto registrato in laghi con caratteristiche geografiche e morfologiche simili e che occasionalmente può presentare fenomeni di fioriture algali evidenti, intorbidimento delle acque e un’alta produzione secondaria (zooplancton). Tali fenomeni compromettono il naturale funzionamento dell’intero ecosistema con possibili ricadute sugli ambienti terrestri circostanti. Queste azioni si propongono inoltre di abbattere il carico di nutrienti delle acque reflue del rifugio Pontese, che, dopo essere state regolarmente trattate secondo la normativa vigente, scaricano in un piccolo corso d’acqua montano. Tale scarico incide peraltro su un tratto fluviale con vegetazione riparia erbacea (elencato nell’allegato 1 della direttiva 92/43/ CEE, codice 3220) e presenta problemi di ordine igienico sanitario (cattivi odori) e probabilmente genera danni alla locale comunità biotica. il progetto si propone di superare i metodi depurativi “tradizionali”, ovvero con tecniche di depurazione mutuate da impianti localizzati in altre aree e adattati alle alte quote e ai piccoli spazi in genere disponibili, sperimentando le tecniche fitodepurative e pedo-fitodepurative al fine di valutarne nella fase di monitoraggio l’efficienza di abbattimento dei carichi organici e di dimostrare l’applicabilità di tecniche di trattamento delle acque reflue in alta quota, che siano più ecocompatibili rispetto alle tecniche attualmente previste per norma di legge.

Foto: Stefano Brighenti