La marmotta

La marmotta (Marmota marmota)

L'habitat della marmotta è rappresentato dalla prateria alpina e subalpina. Vive specialmente sui pendii esposti a sud, dove suolo, detriti e massi stabilizzati permettono la costruzione di profonde tane. Sebbene normalmente abiti la zona al di sopra del limite superiore degli alberi, tra i 2000 e i 3000 metri di quota, in alcune aree, in assenza di vegetazione arborea, può scendere fino a 800 metri. Ha una lunghezza di 53-73 cm, più 13-16 cm di coda, per un'altezza alla spalla di 18 cm. Il peso oscilla tra 4 e 8 kg. Supera la stagione invernale all'interno di profonde tane d'ibernazione, immersa in un letargo profondo, alternato a brevi e periodici risvegli, finalizzati al mantenimento di temperature corporee vitali (circa 4° C). Si nutre in prevalenza di erba ma si ciba anche di germogli, semi, frutta, bacche e radici, non disdegnando talvolta gli insetti, piccoli mammiferi e uova di uccelli. La specie è presente in maniera uniforme in tutto il Parco, anche se la sua osservazione è più facile nelle aree di altopiano (Nivolet) e sulle praterie attivamente frequentate dai turisti (Vallone del Lauson, Benevolo, Levionaz, ecc..).

Le ricerche scientifiche sulla marmotta alpina nel Parco

Al contrario di quanto comunemente si crede, nelle marmotte non esistono “sentinelle”, che passerebbero il tempo a scrutare l’orizzonte per avvertire i compagni di eventuali predatori. Piuttosto, tutti i membri della colonia restano vigili durante l’attività di foraggiamento, secondo il principio che “più occhi vedono meglio di due.” Come succede in molte specie-preda tutte le marmotte, mentre si alimentano sui pascoli, alzano regolarmente la testa e scrutano brevemente attorno a sé per avvistare eventuali pericoli.

Ci si può aspettare che marmotte che vivono in ambienti più chiusi, vicini al margine del bosco, siano soggette ad un rischio di predazione maggiore da parte della volpe (un predatore che adotta una strategia di caccia all’agguato, favorita negli ambienti con poca visibilità perché può avvicinarsi più facilmente alle proprie prede senza essere vista) rispetto ad altre che vivono in zone più aperte, con una maggiore visibilità. Le marmotte nelle zone chiuse potrebbero essere quindi costrette a spendere più tempo in vigilanza.

Fra le numerose altre caratteristiche che rendono le marmotte interessanti, come soggetto di investigazione scientifica, vi è la loro spiccata socialità. Le marmotte formano infatti gruppi familiari molto numerosi, in genere formati da una coppia adulta dominante, dai piccoli dell’anno ed i figli subadulti della coppia, che restano nel gruppo familiare fino ai 3 - 4 anni di età e aiutano attivamente a tenere caldi i fratelli più piccoli, con un meccanismo chiamato termoregolazione sociale durante la lunga ibernazione invernale che va dai primi di ottobre fino a fine marzo.

Le marmotte che abitano zone più ricche di specie vegetali per loro appetibili, hanno areali vitali più piccoli e si accrescono di più in peso rispetto a quelle che vivono in zone con risorse più scarse. Nelle zone più povere dal punto di vista alimentare le marmotte sono costrette ad allontanarsi di più dalle proprie tane per cercare cibo, ed è probabile che questo comporti un dispendio energetico maggiore e un accresciuto rischio di predazione.

Con contributi di Achaz von Hardenberg

Foto: Marco Ferrando